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Una dimora per tutti: Fondazione Summa Humanitate e Arché sull’osservatore romano 2 ottobre 2021

Arché trova casa a Roma, al fianco di donne e bambini

Fondazione Arché, nata nel 1991 a Milano su iniziativa di p. Giuseppe Bettoni, nel suo trentesimo anniversario ha inaugurato a Roma una struttura, chiamata CasArché, per accogliere le famiglie più fragili, ma non solo.

di Paolo Dell’Oca

Non un ghetto, non un’isola, ma un modello aperto alla relazione tra le mamme accolte e il quartiere. Perché a questo poi dobbiamo accompagnarle: a ricostruirsi una vita. È importante l’accoglienza nel momento del trauma, dell’emergenza, ma poi quando si instaura un rapporto di alleanza terapeutica, di complicità educativa è necessario guardare al futuro: il lavoro, la casa, la rete territoriale sono fondamentali perché non si ritorni indietro”, con queste parole p. Giuseppe Bettoni, presidente e fondatore di Fondazione Arché, ha inaugurato CasArché il 4 settembre nella zona di Città Giardino a Roma.

Come nel capoluogo lombardo, dove un’altra CasArché ha sede nel quartiere di Quarto Oggiaro, CasArché ospiterà in via Monte Pramaggiore 8, nel Municipio III, la comunità mamma bambino “Casa Marzia” affiancata da tre appartamenti di semiautonomia, gli uffici degli operatori di Fondazione Arché e una sala polivalente aperta al quartiere. La sfida dell’organizzazione è proprio quella di favorire una permeabilità tra diversi servizi e uffici, con il passaggio di volontari e cittadini, inusuale per questo tipo di strutture.

Come ha sottolineato p. Bettoni, qui “le mamme potranno ricostruire il rapporto con i loro figli e guardare al futuro con serenità e fiducia”, rendendo CasArché a Roma “un luogo dove la speranza è di casa”.

A disposizione degli ospiti ci saranno il giardino intorno all’edificio, dove le donne con i loro bambini potranno trovare momenti di svago, e la terrazza alla sommità dell’edificio dove la vista può spaziare sui quartieri più esterni della città e sui monti laziali intorno alla Capitale, per viaggiare rimanendo fermi come era solita fare la piccola Marzia da cui la comunità prende il nome.

Marzia è una delle prime bambine affiancate da Arché negli anni ’90 a cui Elena Barbieri, volontaria di quei tempi, ha dedicato un emozionato ed emozionante ricordo: “Marzia subiva spesso ospedalizzazioni e lunghe cure proprio perché gli effetti collaterali all’inizio erano devastanti. Di certo avrebbe voluto stare più a fianco dei suoi coetanei a scuola ma affrontava le difficoltà della sua vita con grande coraggio e senza mai lamentarsi”. È questo lo spirito che contraddistinguerà anche la comunità che ha preso il suo nome.

Ad inaugurare CasArché erano presenti, insieme al presidente p. Giuseppe Bettoni, Monsignor Gianpiero Palmieri, Vicegerente della Diocesi di Roma, Veronica Mammì, assessora alla Persona del Comune di Roma, Giovanni Caudo, presidente del Municipio III e l’assessora ai servizi sociali dello stesso municipio Maria Concetta Romano. Monsignor Palmieri ha definito CasArché “un segno, un luogo dove si viene rigenerati e che diventa un appello a vivere tutto questo sia per la realtà ecclesiale qui intorno che per la realtà sociale in cui è ben inserita”.

Di proprietà delle Suore Francescane Missionarie del Bambin Gesù, l’edificio è stato messo a disposizione di Fondazione Arché per tramite della Fondazione Summa Humanitate. Così il convento, che in precedenza ospitava le novizie dell’Istituto, continuerà a promuovere il bene comune perpetrando il carisma della proprietà come indicato da Papa Francesco il 2 settembre, nel corso dell’udienza privata con i membri e gli amici di Arché: “Sia un luogo in cui si vive lo stile di Dio, che è vicinanza, tenerezza e compassione. E che la struttura sia sempre al servizio delle persone, non il contrario!”.

In ideale continuità con questo auspicio è stato il benvenuto ad Arché di Suor Silvana Piro, Economa generale delle Suore Francescane Missionarie del Bambin Gesù, con il dono a p. Giuseppe Bettoni di un vestitino realizzato con “un banalissimo filo ma con tanto amore da una delle nostre Sorelle. Questa è l’immagine del vostro servizio: non date delle cose alle persone ma date voi stessi, le vostre energie e il vostro donarvi”. Alle future ospiti di CasArché, invece, Suor Silvana ha consegnato un crocefisso di San Damiano affinché la Casa sia non solo “luogo di riparazione” ma anche un messaggio per dire che questa Casa “non è l’ultima casa ma lo sarà un’altra, in cui la maturità e la pienezza della vita prenderanno corpo”.

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